Coltivazione

Luppolo del Giappone: una potente infestante!

Anche se il luppolo è ben conosciuto per essere una pianta utile e diffusa in molti ambiente, è bene sapere che oltre alla specie Humulus lupulus, ovvero il luppolo comune di cui alcune varietà sono coltivate, esistono alcune specie selvatiche, considerate vere e proprie infestanti. Se, infatti, il comune luppolo da birra, anche per le accezioni non coltivate, è una pianta endemica di molti ambienti, non è di fatto considerata una vera e propria malerba, in quanto limita la diffusione agli ambienti più umidi e risulta di fatto piuttosto recalcitrante.

Il Luppolo del Giapponico, conosciuto con il nome scientifico di Humulius japonicus, è una specie diffusa comunemente in Asia (Cina, Taiwan, Giappone, Corea, Estremo Oriente russo e Vietnam), di nullo valore colturale, ma che ha trovato una certa diffusione alla fine dell’Ottocento come pianta ornamentale, soprattutto  negli USA e sporadicamente in Europa.
Proprio il trasferimento per opera dell’uomo in ambienti diversi dall’habitat naturale, ha permesso a questa pianta di diffondersi rapidamente e diventare una potente infestante, grazie alla sua capacità adattativa maggiore anche ambienti siccitosi e, in particolare, alla sua potente invasività. Inoltre,  può produrre da 800 a 1.200 semi che possono rimanere vitali nel terreno sino a tre anni. La dispersione avviene principalmente attraverso l’acqua e le feci dei volatili che si nutrono dei frutticini. Unici e  principali fattori limitanti per la specie sono le basse temperature e lo stress idrico nel primo trimestre di vita.

 

In Italia è rilevata come infestante in alcuni areali, in particolare nelle regioni di Lombardia, Piemonte, Veneto, Trentino-Alto Adige, Emilia Romagna, Toscana.

Nonostante alcuni differenze, evidenti, soprattutto nelle caratteristiche compositive ed organolettiche delle infiorescenze femminili – che ben lo distinguono da H. lupulus – la pianta presenta notevoli analogie con il luppolo da birra. Ecco, quindi, una scheda botanica della pianta asiatica:

Aspetto della pianta: pianta erbacea dioica, annuale, rampicante, dai fusti ramificati, esagonali, che forma fitte spalliere sulla vegetazione esistente, soprattutto nelle zone umide.

Aspetto delle foglie: sono opposte, di colore verde chiaro, cordate, lobato- palmate con lobi 5-7 (-9), lunghe 5-12 cm con piccioli più lunghi della lamina. I margini sono dentati con un apice acuminato, le superfici inferiori delle foglie hanno venature pubescenti, con peli rigidi spinulosi, con ghiandole gialle, sessili, discoidali. I margini superiori delle foglie più giovani hanno peli cistolitici rigidi per concrezioni minerali di carbonato di calcio o ossalato di calcio.

Aspetto dei fiori: le infiorescenze maschili e femminili si trovano in individui diversi. Le maschili sono pannocchie con fiori giallo-verdi e le femminili sono a forma di cono e verdognole. I frutti sono acheni di colore giallo-bruno.

 

Aspetto dei fusti/radici: i fusti sono ramificati, esagonali, si attorcigliano in senso orario su se stessi e/o intorno agli oggetti. L’altezza compresa tra 0,5 a 5 m ma è possibile che cresca fino ad altezze di 9-11 m.

 

La migliore gestione della pianta auspica attività di prevenzione della sua diffusione perché tutte le pratiche di controllo se non avviate ai primi stadi si rivelano difficili o troppo costose. Il contenimento e l’eradicazione possono avere successo sulle piccole invasioni attraverso rimozione manuale, taglio ripetuto delle piante (almeno 3-4 volte all’anno, per diversi anni) e distruzione delle parti vegetali, soprattutto dei semi.

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