Coltivazione

Luppolo sul balcone: per gli homebrewes dal pollice verde!

La coltura del luppolo è una pratica tradizionale del centro e nord Europa, areale climatico in cui le piante trovano il giusto habitat per lo sviluppo vegetativo e fiorale.  I luppoleti, infatti, caratterizzano in modo peculiare molti paesaggi grazie alla particolare forma di allevamento sviluppata in altezza, che richiede delle strutture di palificazione anche alte 6-7 metri.  La pianta di luppolo è perenne e gli impianti produttivi hanno una durata economica di circa 25 anni.
Fatte queste premesse sembra impossibile poter coltivare il luppolo in casa…

Cari homebrewers, non disperate: non è semplicissimo, serve un po’ di spazio e dedizione, ma il sogno di autoprodursi il luppolo per le proprio cotte casalinghe è (abbastanza) realizzabile!

 

Luppoleto in fioritura.

In primo luogo, per poter realizzare la coltivazione in vaso è necessario reperire i rizomi delle varietà nane: molto valido il Golden Tassels, che è rustico, compatto e non supera i 2 metri di altezza.  In alternativa la varietà Prima Donna,  con fiori piccoli, molto adatti alla produzione domestica.

La messa a dimora dei rizomi va fatta in primavera, anche in stagione avanzata. Per l’impianto è bene scegliere un vaso di grandi dimensioni e piuttosto alto: il rizoma, infatti sviluppa un apparato radicale ampio che tende ad approfondirsi. Sul fondo del vaso conviene riporre uno strato di sabbia od argilla espansa, che garantisca un buon drenaggio, quindi colmare il contenitore con abbondante torba possibilmente mischiata con una minima quantità di sabbia per evitare il compattamento del terreno.

 

Il travaso di piccole piante di luppolo.

 

Il rizoma va posto orizzontalmente, a circa 10 cm di profondità: le radici devono essere rivolte verso il basso e i germogli bianchi dei tralci verso l’alto.

Irrigando costantemente, la vegetazione si svilupperà rigogliosa in poche settimane, assumendo da subito un portamento procombente. È, quindi, consigliabile appoggiare il vaso ad un cannicciato o una rete sufficientemente robusta, affinché la pianta possa accrescersi sviluppando la propria capacità di rampicante: è bene procedere a legatura dei germogli, indirizzandoli anche a “zig-zag” sulla struttura, in modo da evitare un eccessivo sviluppo in altezza. Periodicamente è conveniente procedere a  sfogliature e sfoltimento dei germogli, in modo da evitare lo sviluppo di una vegetazione affastellata e limitare l’ombreggiamento.

Elemento da non sottovalutare è la necessità della irrigazione costante: per evitare stress idrici nel periodo estivo (qualora si volesse anche solo “abbandonare” le piante per un weekend) è bene dotarsi di un mini-impianto di irrigazione, che consenta di mantenere una buona umidità. Attenzione, però agli effetti negativi dell’eccesso idrico, che potrebbero indurre lo sviluppo dei classici “pidocchi”: in quel caso intervenite prontamente con i comuni prodotti fogliari da piante domestiche. In caso di attacchi fungini alle foglie, che si manifestano con maculature, è bene prevedere un intervento con “poltiglia bordolese”, i classici rame e zolfo, disponibili da qualsiasi consorzio agrario e assolutamente sicuri per la salute.

Nel corso del primo anno, salvo eccezionali fioriture, non attende particolari soddisfazioni: le produzioni, infatti, risulteranno utili a partire dal secondo-terzo anno di coltivazione.

 

Coni di luppolo a maturità.

In vista del periodo invernale è necessario proteggere il vaso con paglia e fogliame, oppure con carta e cartone, ma non bisogna porlo in un ambiente caldo, pena l’alterazione degli equilibri di sviluppo della pianta. La vegetazione prenderà di nuovo vigore nella primavera successiva.

La raccolta delle infiorescenze deve avvenire in estate, quando i coni sono ben sviluppati: una pianta in vaso può arrivare a produrre fino a 4-5 Kg di infiorescenza fresca!

Insomma, per chi ha l’hobby dell’homebrewing e anche il pollice verde…perché non sperimentare la coltivazione in vaso del luppolo?

di Marco.

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